Paradis Perdu, firmata Magnus Gjoen per MaVoix, nasce dall’incontro tra letteratura, incisione, paesaggio e gesto grafico. Il punto di partenza è una preziosa edizione francese del 1863 di Paradise Lost, il capolavoro epico di John Milton, riscoperta da Gjoen in un’asta antiquaria: 12 capitoli, 21 incisioni, una narrazione di caduta, desiderio e bellezza spezzata.
Su questa base letteraria, Gjoen costruisce un affresco visivo stratificato, dove il segno inciso del XIX secolo viene attraversato da una vegetazione surreale, densa come una selva di visioni.
Tra ombre e chiaroscuri digitali, emergono sagome floreali e frammenti di opere classiche: mani, panneggi, petali, drappeggi — come se la storia dell’arte si fosse fusa con la materia viva del sottobosco.
Paradis Perdu non è decorazione. È una soglia visiva che mette in tensione l’immaginario barocco, la cultura iconografica e l’estetica contemporanea del camouflage. Ogni frammento è una domanda, ogni vuoto è uno spazio da abitare con lo sguardo.
In questa versione, lo sfondo si articola su una scala di grigi intricata e profonda, che evoca una fitta selva monocromatica, una vegetazione muta e stratificata, incisa, quasi stampata sul muro.
All’interno di questo paesaggio in bianco e nero si nascondono — e insieme si rivelano — inserzioni floreali in verde bosco, rosso vinaccia, giallo spento e carne opaco, ottenute attraverso sovrapposizioni digitali e riferimenti pittorici.
Il risultato è un pattern silenzioso ma visivamente magnetico, capace di evocare il sacro e l’artificiale, la natura e la cultura, la memoria e l’oblio.